il bene, il male, l'indifferenza

LA PRATICA DELL’INDIFFERENZA PER VIVERE PIU’ SERENAMENTE

Intro, bene e male edeudaimonia

I filosofi del periodo ellenistico attribuivano alla filosofia lo scopo pratico di guidare le persone verso una vita migliore. L’obbiettivo era quello di garantire per sé ‘eudaimonia’. Le diverse scuole e filosofi del periodo offrivano diverse soluzioni su come l’eudaimonia doveva essere raggiunta.  La traduzione di eudaimonia è ‘felicità’, la felicità come scopo fondamentale della vita o fine ultimo dell’agire umano. (deriv. di eudáimōn,comp. di êu ‘bene’ e dáimōn -onos ‘demone, sorte’; propr. ‘che ha un demone propiziò quindi ‘felice, fortunato’).

Non è un piacere temporaneo, ma è un tipo di felicità speciale: è stabile e duraturo, ha una persistenza fiorente che pervade tutto il corso della vita. Zeno lo definisce come ‘l’armonioso flusso della vita’. Come spiega il filosofo Keith Sheddon:

“Nel corso della vita quotidiana, siamo afflitti da frustrazioni e contrattempi di ogni tipo. Le nostre imprese sono ostacolate e contrastate, dobbiamo trattare con persone ostili e offensive, e affrontare le difficoltà e le ansie provocate da contrattempi, malanni ricaduti su amici e parenti. A volte siamo noi stessi malati e anche per chi è pianamente in salute deve affrontare il fatto della propria mortalità. Nel bel mezzo di tutto questo solo un raro numero di persone è benedetto da rapporti duraturi e gratificanti, e anche queste relazioni, insieme a tutto quello che costituisce la vita umana e del tutto transitorio.” [1]

C’è una buona ragione per cui ci troviamo di solito in questa situazione. Secondo Epitteto, questa situazione deriva da credenze sbagliate su ciò che è veramente buono. Abbiamo investito la nostra speranza nelle cose sbagliate, o almeno investito nel modo sbagliato. Quindi la nostra capacità per raggiungere la serenità e felicità dipende da noi.

Il punto centrale dell’etica Stoica è che solo le virtù e attività virtuose sono buone, e che solo i vizi e azioni motivate dai vizi sono mali.

Quando le persone perseguono il piacere o la ricchezza credendo che queste cose siano buone, per lo stoico si tratta di un errore, perché cose come piaceri, salute, status e ricchezze non danno sempre un vantaggio a chi li possiede in tutte le circostanze. Dall’altra parte le virtù sono concepite come la capacità nell’usare questi vantaggi in modo saggio.

Che cos’è il bene?

“Io me ne vado in giro senza fare altro se non persuadervi, giovani e vecchi, a non preoccuparvi né del corpo né dei soldi più che dell’anima, perché sia quanto migliore possibile, dicendo: “L’eccellenza non deriva dalla ricchezza, ma dalla virtù provengono la ricchezza e tutti gli altri beni per gli uomini, sia come privati sia in quanto comunità.” [Platone, Aplologia, 30a-b]

C’è qualcosa che ha veramente valore? C’è qualcosa che dovremmo realmente perseguire? Nel dialogo di Platone, l’Eutidemo, troviamo una discussione di che cosa è che promuove il bene (discorso tra Socrate e Clinia):

«E tu, figlio di Assioco, rispondimi. Tutti noi uomini non vogliamo forse stare bene? O questa è una domanda di quelle che poco fa temevo fossero ridicole? è certo insensato fare simili domande, perché chi tra gli uomini non vuole stare bene?»
«Non c’è nessuno che non lo voglia», rispose Clinia.
«Bene», dissi. «Poi, dal momento che vogliamo stare bene, come potremmo farlo? Forse
«se abbiamo molti beni? O questa domanda è ancora più sciocca di quella precedente? è chiaro, infatti, credo, che anche questo è così».
Assentì.
«Ma quali, tra le cose che sono, sono beni per noi? O non sembra difficile e nemmeno proprio di un uomo straordinario essere in grado di rispondere a questo proposito? Ognuno, infatti, ci direbbe che l’essere ricco è un bene. Non è vero?»
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«Certo», rispose.
«Anche avere buona salute e essere belli ed essersi procurati adeguatamente le altre doti fisiche?».
Ne convenne.
«Ma è chiaro che nobiltà di nascita, poteri e onori nella propria città sono dei beni».
Lo ammise.
«Quale dei beni ci rimane ancora?», chiesi. «Che cos’è l’essere saggio, giusto e coraggioso? Per Zeus, Clinia, pensi che giudichiamo rettamente se li consideriamo come beni, oppure se non li consideriamo beni? Forse qualcuno potrebbe essere in disaccordo con noi. Ma a te come sembra?»
«Che siano beni», rispose Clinia.
«Bene», esclamai. «In che posto metteremo la sapienza? Tra i beni o come dici?»
«Tra i beni».
Socrate distingue due tipi di bene nel secondo gruppo potremo nominarli ‘qualità personali’, ‘qualità spirituali’ parte de nostro ‘carattere’. Sono le ‘Virtù’ (aretè)
«E se uno possedesse ricchezza e tutti i beni di cui parlavamo poco fa, manon li usasse, sarebbe felice perché li ha posseduti?»
«No di certo, Socrate».
«Bisogna quindi», dissi, «come pare, che chi vuole essere felicenon solo possieda tali beni, ma li usi anche, altrimenti non gli deriva nessunautilità dal possesso».
«Dici il vero».
«Forse», chiesi, «se uno se ne serve rettamente, oppure anche se non se ne serve rettamente?»
«Se ne serve rettamente».
«Dicibene», risposi. «Infatti è peggio, credo, se qualcuno si serve di una cosa qualsiasi nonrettamente che se la trascura: ilprimo caso è un male, l’altro, invece, non è né un male né un bene.».
Ne convenne
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Il Bene e il male

Le cose non sono un bene o un male in se stesse, ma il loro grado di bene o male in sé dipende se sono o non sono sotto la guida della coscienza. Sotto la guida dell’ignoranza sono un male. Sotto la guida della saggezza e virtù, sono dei bene maggiori, ma in se stessi non sono nulla.

Socrate dice che i ‘Beni’ convenzionali, come la ricchezza, la salute, il potere (parte del primo gruppo identificato nell’estratto precedente), per essere di beneficio ai loro possessori, devono essere usati correttamente sotto la guida della saggezza e della virtù. Per essere di beneficio, le virtù devono essere la guida delle nostre reazioni.

L’essenza dell’etica Stoica è l’affermazione che la saggezza pratica, o «Virtù» sono l’unico vero bene. L’obbiettivo fondamentale dell’umanità definita dagli Stoici è «vivere in accordo con le virtù» è ottenere la felicità «eudemonia»

Le persone sono per natura razionali e sociali, e le virtù più importanti sono: ‘saggezza’ e ‘giustizia’ per perfezionare il ragionamento e le relazioni con gli altri. ‘Coraggio’ e ‘autodisciplina’ sono necessarie per superare le nostre paure irrazionali e desideri (passioni).

Ma cosa intendiamo quando diciamo che delle cose sono buone, cattive o indifferenti? Ci viene raccontato che Zenone originariamente offriva i seguenti esempi, che forniscono un punto di partenza per il tradizionale resoconto stoico dell’etica:

  • Le cose buone includono: saggezza, temperanza, giustizia, coraggio (le virtù cardinali)
  • Le cose brutte includono: la follia, intemperanza, ingiustizia, viltà e tutti gli altri vizi.
  • Le cose indifferenti includono: tutto il resto, ma soprattutto la vita e la morte, reputazione e cattiva reputazione, ricchezza e povertà, salute e malattia.

L’umo soffre principalmente di grandi illusioni, la presupposizione che salute, ricchezza e reputazione, queste cose così superficiali siano buone o cattive.

Fondamentalmente gli Stoici definiscono cos’è il bene per noi, che consiste nel compimento del nostro potenziale o la perfezione della nostra natura.

L’indifferenza Stoica

Come ci spiega Donald Robertson, filosofo e psicoterapeuta[2],una cosa che è indifferente non contribuisce né alla felicità né all’infelicità. Impariamo dunque “a essere indifferenti alle cose indifferenti.” [A Sé Stesso, XI,16] Cioè: la vita e la morte, la buona e cattiva reputazione, i piaceri e dolori, le ricchezze e povertà, la salute e malattia.

Indifferenza_stoica

Seneca ci insegna che “La vita non è un bene, e neppure un male: comprende bene e male. Nel senso che la vita può essere vissuta saggiamente o stupidamente, virtuosamente o malignamente.” [Lettere, 99]

“Quindi è questo [la virtù] l’unico bene dell’uomo: chi lo possiede, anche se gli mancano gli altri beni, merita apprezzamento; chi non lo possiede, è disapprovato e disprezzato, benché di tutti gli altri beni ne abbia in abbondanza.” [Lettere, 76]

Epitteto insegna ai suoi studenti di praticare in risposta alle cose corporee ed esterne: “questo per me non è niente”. Gli stoici fanno una sottile ma cruciale distinzione tra due diversi tipi di valori, (1) il vero bene che contribuisce direttamente alla nostra felicità: e solo le virtù hanno questi tipi di attributi. (2) Tuttavia, un altro tipo di valori che hanno un certo potenziale intermedio o utilità: Salute, ricchezze e reputazione, utili al saggio se utilizzati saggiamente.

Ad esempio, il ‘valore selettivo’ si applica solo al nostro futuro, dove c’è ancora l’opportunità di cambiare le cose. Non abbiamo altra scelta che accettare ciò che è troppo tardi per cambiare; non ha nessun senso rimuginare su cose passate dicendo a noi stessi ‘avrei preferito che’, perché non possiamo cambiare il passato.  Gli stoici cercano di eliminare questo tipo di ruminazioni insignificanti perché classificano il nostro passato immutabile e quindi completamente ‘indifferente’. Quindi, il saggio generalmente preferisce la salute piuttosto che la malattia, ma una volta che si è ammalato accetta il fatto che è successo. Citando ancora l’imperatore Stoico Marco Aurelio:

“Trascorrere la vita nel modo migliore: questa è una facoltà insita nell’anima, quando si resti indifferenti alle cose indifferenti. E resterà indifferente chi osserverà ciascuna di esse nelle singole componenti e nell’insieme, senza dimenticare che nessuna produce in noi un’opinione al suo riguardo e nessuna muove verso di noi, ma rimangono immobili, e siamo invece noi a produrre giudizi su di esse e, in certo modo, a scrivere questi giudizi in noi stessi, benché sia possibile tanto non scriverli, quanto, se inavvertitamente è già successo, cancellarli sùbito; e senza che tale attenzione durerà poco, e poi la vita sarà finita. Che difficoltà fa che queste cose non stiano come vorresti? Se sono secondo natura, sii felice di esse, e ti saranno facili; se sono contrarie a natura, cerca cosa sia per te conforme alla tua natura, e impegnati in questa direzione, anche se non te ne viene gloria; a chiunque spetta comprensione, quando cerca il proprio vero bene.” [A Sé Stesso, XI, 16]

Le virtù stoiche

Per gli Stoici è di suprema importanza lo sviluppo del carattere: ciò che conta di più di tutto è di comportarsi virtuosamente in tutte le occasioni e circostanze. Significa che quando opportuno dobbiamo:

  • Agire con auto controllo (Temperanza)
  • Essere giusti verso gli altri (Giustizia)
  • Affrontare situazioni difficili e dolorose con (Coraggio)
  • Scegliere le nostre attività ed eseguirle con (Saggezza)

Molte persone sprecano i loro sforzi alla ricerca di: non cosa hanno bisogno, ma di quelle cose di cui sono stati convinti di aver bisogno. Seneca ci racconta che Stilbone dopo la caduta della sua città dove aveva perso tutto, uscendo da solo e sereno dalla città in fiamme gli viene chiesto da Demetrio che era quello che distrusse la città, se avesse perso qualcosa. Stilbone risponde “tutti i miei beni li ho con me” aggiungendo:

virtù, ragione, passioni e felicità
“Non ho perso nulla,” disse: e costrinse il nemico a dubitare della propria vittoria. “Tutti i miei beni li ho con me”: senso di giustizia, virtù, saggezza e soprattutto l’intelligenza di non ritenere un bene ciò che può essere tolto. Ci meravigliamo vedendo certi animali che attraversano indenni il fuoco; quanto è più ammirevole quest’uomo che uscì illeso e indenne dalle armi, le rovine, le fiamme! Vedi quanto è più facile vincere tutto un popolo che un solo uomo? Sono parole uguali a quelle del filosofo stoico: anch’egli porta i suoi beni intatti attraverso la città in fiamme: è autosufficiente e in questi confini delimita la sua felicità.” [Lettere, 9.19]

Le cose di valore non sono quelle che ti possono essere sottratte. Queste cose non sono ‘in nostro potere’, non ‘in nostro controllo’, come dice il filosofo Stoico, sono le cose ‘indifferenti’. La felicità dipende solo nel possedere i ‘valori’ che egli ha ancora in sé, le virtù.

Notare: interessi e progetti fanno parte delle cose indifferenti, ma il modo in cui portiamo avanti i nostri progetti, ci rivela che il modo di agire nel perseguire qualcosa è totalmente distinto dal progetto in sé. Riguardo la nostra capacità di agire virtuosamente, ad agire in modi caratteristici della persona che ha perfezionato il proprio carattere.

Benessere e felicità non nelle cose che possediamo (le cose materiali) ma in quello che abbiamo in termini di un buon carattere, la cui qualità distribuiamo su circostanze che incontriamo nel corso della nostra vita.

Riconoscere la verità di come sono veramente le cose, è un passo in avanti verso la pace e la serenità che sono ricercate da coloro che tentano di ottenere l’illuminazione.

Virtù è quindi ciò che completa la natura umana, e senza di essa qualcosa di valore intrinseco manca all’interno di noi, lasciando le nostre vite vuote e incomplete. Virtù è anche intesa come armonia e accordo su tre livelli: con se stessi, con la ragione, con l’umanità e con la natura dell’universo. In contrasto, i vizi sono essenzialmente uno stato di inconsistenza e discordia, essendo fondamentalmente alienati dal loro vero io, dal resto dell’umanità dall’universo di cui facciamo parte.

1 – Keith Sheddon, (2007) “Stoic Serenity: A Practical Course on Finding Inner Peace” – https://www.ibs.it/stoic-serenity-practical-course-on-libro-inglese-keith-seddon/e/9781847538178

2 – Donald Robertson, (2018)“Stoicism and the Art of Happiness” – https://www.amazon.it/gp/product/B073YK6B2N/ref=dbs_a_def_rwt_hsch_vapi_tkin_p1_i0

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Angelo Manassero