Lo_sguardo_dall_alto

LO SGUARDO DALL’ALTO

UNA PROSPETTIVA COSMICA DELLA NOSTRA VITA

Cosa succede se si fa un passo indietro e si guarda da un altro punto di vista la propria vita? Quale sarà il quadro più ampio? Lo Sguardo dall’alto è una parola cognata dal filosofo francese Pierr Hardot, nella fisica Stoica è una pratica contemplativa che inizia con un esercizio che consiste nel riconoscere se stessi come parte del tutto, elevandosi all’interno della totalità dell’universo.

“per raggiungere questo, bisogna che pratichiamo con un esercizio immaginativo dell’osservare tutte le cose umane dall’alto.” [Hardot, 2002]

Questo esercizio consiste nel osservare le cose con distacco, a distanza e obbiettivamente, ed è utile per ampliare la nostra immaginazione, incoraggiando una distaccata accettazione degli eventi. Un allenamento che serve a ingrandire la nostra coscienza, mentre diminuiscono l’importanza percepita degli eventi esterni. E’ un buon esercizio per imparare a collocare le cose all’interno di un universo immenso e nella totalità della natura. Specialmente se si tiene in considerazione i lussi dei ricchi che si vantano dei loro averi; i confini che la gente erge tra di loro, eserciti che si combattono per una strisci di terra e così via, che visti dallo spazio sembrano insignificanti. Vedere le cose da una certa distanza ci aiuta a metterli nella giusta prospettiva, una prospettiva cosmica. Come ci dice Marco Aurelio

“Pensa anche alla vita vissuta un tempo da altri, a quella che si vivrà dopo di te, a quella che si vive oggi tra popoli barbari; a quanti non conoscono neppure il tuo nome, a quanti ben presto dimenticheranno, a quanti, che adesso probabilmente ti lodano, domani ti biasimeranno; e come il ricordo, la fama e qualsiasi altra cosa non siano neppure degni di menzione.” [A Sé Stesso, IX, 30] 

Lo sguardo dall’alto ci aiuta a cambiare il nostro giudizio riguardo ai lussi, potere, guerre, confini e le preoccupazioni di tutti i giorni, qualunque problema che accada all’interno delle nostre famiglie, al lavoro e altro, ricollocandoli nell’immensità del cosmo e nella vastità dell’esperienza umana. Marco Aurelio continua con:

 “E ricordati inoltre che ognuno di noi vive solo questo breve istante che è il presente; il resto è già vita passata, o incerto avvenire. Breve è quindi il tempo che ognuno di noi vive, breve l’angolino della terra dove si vive.” [A Se Stesso ,III, 10]

la Prospettiva Cosmica

Contemplare  la vastità del tempo e dello spazio e quanto è minuto il nostro corpo e la durata della nostra vita confrontato con l’adozione di una ‘prospettiva cosmica’ è un aspetto importante della filosofia di Marco Aurelio, egli suggerisce che dovremo porre queste preoccupazioni in un contesto più ampio, perché quando lo facciamo altera il modo in cui ci relazioniamo con i nostri timori.

Contemplare la natura nel suo intero o su grande scala, era spesso descritto come una potente pratica di trasformazione. Considerando come gli eventi si vanno a inserire nel grande schema delle cose. Alcuni dei più vividi esercizi si trovano nei Pensieri di Marco Aurelio, dove esorta ripetutamente se stesso a ricordarsi che se immagina se stesso che osserva giù sulle vicende umane dai cieli in alto, può osservare le cose anche in senso morale. Ad esempio, con suprema indifferenza:

 “occorre anche osservare le cose terrene come da un luogo elevato si guarda verso il basso: mandrie, eserciti, campi coltivati, matrimoni, divorzi, nascite, morti, clamore di tribunali, terre deserte, popolazioni barbariche varie, feste, lamentazioni, mercati, tutto questo gran miscuglio e l’armonioso ordine che nasce dagli opposti.” [A Se Stesso ,VII, 48]

E più ci innalziamo e più piccole e insignificanti ci sembreranno le cose che ci appaiono grandi:

“L’Asia e l’Europa, angoli dell’universo; il mare intero, una goccia dell’universo; il monte Athos, una zolla dell’universo; tutto il tempo presente, un attimo di eternità. Tutto è piccolo, mutevole, e dilegua in un baleno.” [A Se Stesso ,VI, 36] 

La stessa cosa vale per una prospettiva temporale, contemplando la nostra vita a confronto dell’infinito: 

“Tieni a mente il passato, e tutti quei rivolgimenti di dinastie; puoi prevedere anche il futuro, perché sarà sempre uguale, senza possibilità di sottrarsi al ritmo del presente. Quindi non v’è nessuna differenza nello studiare la vita umana per quarantanni o per diecimila. Che cosa potresti vedere di più?” [A Se Stesso, VII, 49] 

la Transitorietà di tutte le cose

Lo ‘sguardo dall’alto’ è la contemplazione della transitorietà di tutte le cose, naturalmente culminano in una prospettiva più completa che viene chiamata ‘punto di vista del cosmo’ o ‘coscienza cosmica’. Marco Aurelio la riassume ordinatamente considerandolo un normale esercizio contemplativo: 

“Pensa continuamente all’insieme di tutto il tempo e l’insieme di tutta la sostanza; pensa che ogni singola parte non è, rispetto alla sostanza, che un semino di fico, e un giro di trapano rispetto al tempo.”   [A Sé Stesso, X, 17]  

E ancora dice, per esempio, che abbiamo la capacità di liberarci di molte difficoltà inutili, che esistono solamente nella nostra immaginazione, se ci mettiamo semplicemente in uno spazio allargato:

“Ti è possibile eliminare molte cose superflue che ti danno fastidio, perché non esistono che nella tua opinione; e ti aprirai finalmente un vasto spazio abbracciando con la mente l’intero universo, riflettendo sul tempo infinito, considerando la rapida trasformazione di ciascuna cosa particolare, e quanto sia breve l’intervallo tra la nascita e la dissoluzione, e un abisso infinito, invece, il tempo prima della nascita, come ugualmente è infinito è il tempo dopo la morte.” [A Se Stesso, IX.32]

Ampliare la mente in questo modo, espandendo la nostra coscienza, ci dà la capacità di guardare con indifferenza quelle cose che la gente erroneamente valorizza, come la ricchezza, status sociale e le cose di proprietà e tutte le altre banalità che dobbiamo affrontare tutti i giorni, e può aiutarci a vedere queste cose per quel che sono.  

Questo esercizio è legato alla virtù della Magnanimità, che  letteralmente significa ‘grandezza dello spirito o mente’, è una qualità di distacco che aiuta a rimanere superiori riguardo a qualunque cosa capiti nella vita, bene, male, gli oggetti del desiderio e delle paure. Il filosofo greco Zenone scrisse che, la magnanimità da sola è sufficiente per “sollevarci di molto al di sopra di tutto”.

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Angelo Manassero