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LA MEDITAZIONE STOICA

PER AFFRONTARE LA GIORNATA E MANTENERE LA SERENITA’

Succede a tutti noi di alzarci il mattino con il pensiero di dover affrontare una giornata che potrebbe non andare come vorremmo. Che sia dover andare al lavoro e avere a che fare con colleghi o datori di lavoro irritanti, o incontrare persone che preferiremo evitare o solamente affrontare una giornata piena di incognite che potrebbero rovinarci la giornata.

Le nostre giornate anche se non prevedibili, non devono per forza intaccare la nostra serenità mentale, e anche in queste occasioni, gli Stoici possono essere d’aiuto. Tramite delle tecniche meditative che se ripetute giornalmente possono aiutarci a mantenere la calma mentale, ridurre lo stress e renderci delle persone migliori e più resilienti.

Marco Aurelio nelle sue ‘Meditazioni’ ci spiega che:

“Quando sei riluttante ad alzarti al mattino, pensa subito che: “E’ per adempire al mio dovere di uomo che mi alzo.” [5.1] Inoltre bisogna anche focalizzare sulla preparazione nel vivere in armonia con l’umanità dicendo a se stesso che:”Già dal mattino incontrerà dei curiosi, degli ingrati, dei prepotenti, degli imbroglioni, degli invidiosi, degli egoisti.” [2.1] anticipando il peggio che possa succedere come se fosse inevitabile. In questo modo si ipotizza qualunque catastrofe che potrebbe capitarci per coltivare un senso di resilienza ed essere preparati a qualsiasi evento.

Secondo Epitteto appena alzati il mattino, bisognerebbe provare ad anticipare la giornata che abbiamo di fronte per poi esaminare il progresso che abbiamo fatto a fine giornata chiedendosi:

“Cosa mi manca ancora al fine di raggiungere la libertà dalle passioni? E cosa per ottenere la tranquillità?” [Discorsi, 4.6]

Seneca descrive un metodo per la meditazione serale e ci consiglia una tecnica per aiutarci a riflettere sugli eventi delle giornata, come abbiamo affrontato questi eventi e come avremo dovuto affrontali tramite una serie di domande:  

“Era un’abitudine di Sestio: al cadere della giornata, non appena si era ritirato per il riposo notturno, interrogava la sua coscienza:  Quale cattiva abitudine hai corretto oggi? Che difetto hai contrastato? In che modo sei una persona migliore?”. [De Ira, III, 36] 

Questa filosofica e terapeutica auto-analisi è simile a un processo in un  tribunale “Io mi avvalgo di questa possibilità, e mi metto sotto processo ogni giorno.” In altre parole questa routine contribuisce alla consapevolezza (mindfulness) durante la giornata. Seneca ripeteva a se stesso:

“Quando hanno portato via la lucerna e mia moglie, che conosce la mia abitudine, tace, io scruto l’intera mia giornata e controllo tutte le mie parole ed azioni, senza nascondermi nulla, senza passar sopra a nulla. Perché dovrei temere uno qualunque dei miei errori, se posso dire: “Questo, vedi di non farlo più; per questa volta, ti perdono.” [De Ira, III, 3]

Senza indulgi e con una sana autocritica come se arrivasse da un amico che provvede a fornire una consulenza, Seneca da una descrizione ai sui lettori della sua lista di meditazioni che usa prima di coricarsi.

  • Seneca consiglia a se stesso: “d’ora in poi, non guardare soltanto se è vero quello che dici, ma anche se la persona, alla quale parli, è in grado di accettare la verità”. Aggiungendo che “L’uomo buono gradisce un ammonimento, ma tutti i cattivi sono estremamente restii ai pedagoghi.”
  • A una festa delle persone hanno preso in giro Seneca e invece di non farci caso si è infastidito. La lezione è di stare lontano dalla gente di bassa lega e volgare
  • Perché ti hanno assegnato un posto meno prestigioso, hai cominciato ad adirarti con chi aveva offerto il banchetto, con chi aveva fatto gli inviti, con quello stesso che ti veniva preferito: pazzo, che importa su quale parte del letto ti corichi? 

L’auto analisi etica e terapeutica degli Stoici si focalizza sui propri potenziali, Epitteto consiglia di tenere sotto mano i versi usati dai Pitagorei per utilizzarli durante la giornata.

–       Che cosa ho fatto di sbagliato?

–       Che cosa ho fatto bene?

–       Quale dovere ho lasciato da compiere?                    

Possiamo imparare dagli sbagli e come asserisce Epitteto “gioire dalle cose fatte bene.” Le meditazioni mattutine e serali sono routine che si complimentano formando stadi ciclici per un processo di riflessione, apprendimento e preparazione mentale per l’azione.

Ma il segno più importante che stiamo facendo progressi lo si vedrà nel nostro cambiamento emozionale. Ci troveremo ad avere meno esperienze emozionali negativi. Saremo tutto ad un tratto contenti di essere le persone che siamo, vivere la vita che viviamo, nell’universo che ci troviamo ad abitare. 

Bisogna tenere a mente che anche se pratichiamo queste tecniche meditative per tutta la nostra vita, difficilmente arriveremo alla perfezione, ci sarà sempre dello spazio per un miglioramento. Seguendo queste linee Seneca ci dice che l’obiettivo dello stoicismo non è quello di diventare un saggio perfetto:

““Io non sono saggio e, per compiacere le tue malevolenza, aggiungo: non lo sarò mai. Non chiedermi dunque di essere al livello dei migliori, ma soltanto di essere migliore dei malvagi. A me basta togliere ogni giorno qualcosa dai miei difetti e riprendermi dei miei errori.” (Seneca, La vita felice, 17,3) 

Epitteto si spinge ancora più in la ci dice che dovremo creare in noi stessi un osservatore stoico che ci guarda e commenta i nostri tentativi di praticare lo stoicismo.

Mentre meditiamo sugli eventi della giornata, possiamo dedicare parte della nostra meditazione a una sorta di checklist mentale. Ad esempio domandandoci: Stiamo praticando le tecniche psicologiche stoiche?

Epitteto si raccomanda di:

“Non riempirti la bocca col titolo di “filosofo” e, in generale, quando ti trovi tra persone comuni, evita di discutere di principi teorici, ma vedi piuttosto di mettere in pratica ciò che tali principi prescrivono. Se ti invitano a cena fuori, per esempio, non stare a disquisire sul modo in cui si dovrebbe mangiare, ma mangia come si deve. “[Manuale, 46] 

Un segnale di progresso dice Epitteto è il seguente: Smetteremo di incolpare, censurare, lodare gli altri; smetteremo di vantarci di noi stessi e di quanto sappiamo; e ci daremo la colpa anziché incolpare le circostanze esterne, quando i nostri desideri sono vanificati.  

 “A questo punto, sforzati di stabilire un determinato stile di vita, coerente al tuo modo d’essere, da praticare sia quando ti trovi faccia a faccia con te stesso, sia quando intrattieni relazioni con gli altri.” [Manuale, 33]

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Angelo Manassero