serenità d'animo

AVERE A CHE FARE CON LE ALTRE PERSONE (E SOPRAVVIVERE!)

Tutti i giorni abbiamo a che fare con altre persone, a partire da quando andiamo a lavorare, durante il lavoro e quando usciamo, ci troviamo ancora ad affrontare altre persone. Come diceva Aristotele, l’uomo è un animale sociale e quindi il fatto che dobbiamo relazionarci con gli altri, fa parte della nostra specie. Non sempre le nostre relazioni vanno come dovrebbero andare, specialmente quando ci troviamo al lavoro: Il collega irritante, il capo scorbutico, la persona pettegola o quella superficiale. Arrivare imperturbati alla fine della giornate potrebbe non essere del tutto facile, e così la filosofia Stoica può venirci in aiuto con alcuni dei suoi consigli tattici. Come?

Gli stoici si trovavano di fronte a un dilemma, se si associavano con altre persone, correvano il rischio di avere la loro tranquillità disturbata, se invece miravano a conservare la loro tranquillità, si dovevano allontanare dalle altre persone, ma in questo modo non sarebbero riuscite a portare avanti il loro dovere sociale che era quello di mantenere le relazioni con la comunità (e noi non possiamo evitare di recarci al lavoro). Quindi la domanda dello stoico è la seguente: Come possiamo mantenere la nostra serenità mentre interagiamo con le altre persone? Per fortuna, gli stoici per rispondere a questa domanda hanno sviluppato un gran numero di consigli sul come trattare o prepararci ad affrontare le altre persone.

Un consiglio che ci danno è quello di preparasti prima di relazionarci con gli altri, ad esempio Epitetto  consiglia:  

“A questo punto, sforzati di stabilire un determinato stile di vita, coerente al tuo modo d’essere, da praticare sia quando ti trovi faccia a faccia con te stesso, sia quando intratteni relazioni con gli altri.” [Manuale, 33] 

Durante la giornata non possiamo essere selettivi riguardo alle persone che incontreremo, ci saranno le volte che avremo a che fare con persone fastidiose, ingannevoli, maligne e con cui dovremo lavorare. Ma nonostante questo possiamo essere selettivi riguardo alla scelta delle nostre amicizie. Quindi, invece di scegliere amicizie con pochi valori, dovremo invece cercare come amici, persone che condividono i nostri valori e in particolare, persone che stanno facendo un lavoro migliore del nostro, e mentre siamo con queste persone, dobbiamo lavorare per imparare il più possibile da loro.

I vizi ci avverte Seneca, sono contagiosi: Si sviluppano rapidamente e silenziosamente con coloro con cui vengono a contatto. Epitteto e anche di quest’avviso: 

“Se t’accompagni a chi è avvezzo a involgersi nel sudiciume morale, ti schizzerai di fango anche tu, per quanto lindo tu possa essere. Tienilo bene a mente” (manuale, 33,6] 

Allo stesso modo Seneca ci dice di evitare la gente che si lamenta sempre: 

“In ogni caso, è consigliabile evitare le persone tristi, che piangono su tutto e trovano ogni motivo per lamentarsi. Per quanto fedele e affettuoso, un amico tormentato e brontolone diventa un nemico della nostra tranquillità.” [La tranquillità dell’animo, VII,4] 

Epitteto ci da ancora dei consigli per come comportarci quando siamo in compagnia di altre persone:  

“Il silenzio è sacro. Parla solo quando è strettamente necessario e in maniera chiara e concisa. Di rado, se la situazione lo richiede, esprimiti più diffusamente, ragiona, argomenta, ma evita la chiacchiera su argomenti triti e ritriti, tipo lo spettacolo dei gladiatori, il tifo per le corse dei cavalli, la performance del tale atleta, o, peggio, la sontuosità di quel cibo o di quella bevanda. Sottraiti al coro dei tanti che masticano banalità a ogni ora del dì e, soprattutto, presta attenzione a non sputare sentenze sulle persone, per criticare, elogiare o fare comparazioni.” [Manuale, 33,2]

Quindi, come dovremo comportarci quando abbiamo a che fare con gente scorbutica? Come possiamo fare per mantenere la nostra tranquillità?  

Marco Aurelio raccomanda che quando si interagisce con persone fastidiose, dobbiamo tenere a mente che ci sono senza dubbio persone che trovano noi fastidiosi. Ci dice che: 

“non sono le loro azioni a infastidirci, in quanto esse stanno nei loro principi dirigenti, ma le nostre opinioni in merito.” 

Marco Aurelio ci da un suggerimento per diminuire l’impatto negativo che le altre persone hanno sulla nostra vita, che è quello di controllare in nostri pensieri riguardo queste persone. Supponiamo anche di riuscire a seguire i suggerimenti che ci danno gli stoici, ma qualcuno riesce ugualmente a infastidirci. In questi casi, Marco Aurelio ci dice:  

“(per quando proprio non reggi all’ira o all’amarezza): la vita umana dura meno di un istante” [A se stesso, VI,16] 

 Ciò vuol dire che alla fine saremo tutti morti. Quindi mettendo le situazioni che ci irritano nel contesto cosmico, metterà in prospettiva La loro rilevanza e allevierà il nostro fastidio. Quindi Marco Aurelio ci dice che se una persona è disumana, non dovremo avere nei loro confronti gli stessi sentimenti che loro hanno per gli altri. Se:  

“Qualcuno mi disprezzerà? Se la vedrà lui. Quanto a me, vedrò di non farmi cogliere a fare o dire nulla che meriti disprezzo. Mi odierà? Se la vedrà lui; io, invece, resterò benevolo e ben disposto verso chiunque, e a lui in particolare mostrerò prontamente la sua mancanza, senza atteggiamento di biasimo, e neppure per ostentare la mia tolleranza, ma con genuina bontà” (A se stesso, VII, 65) 

In poche parole, Il modo migliore di difendersi da una persona, malvagia, pettegola, superficiale, irritante, ecc,  è quello di non diventare come lui.

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Angelo Manassero