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NON TI ARRABBIARE, PRENDILA CON FILOSOFIA

Viviamo in un mondo in cui c’è molto di cui essere arrabbiati, nel senso che se non possiamo imparare a controllare la nostra rabbia, saremo perennemente arrabbiati.  E tutto considerato, ad essere arrabbiati non è altro che una perdita di tempo prezioso.

La rabbia è un emozione negativa che, se glielo permettiamo, può distruggere la nostra serenità. In effetti, la rabbia può essere pensata come “anti gioia” come spiega il filosofo W.B. Irvine. Gli stoici che anche in queste circostanze possono esserci d’aiuto, hanno escogitato strategie per ridurre al minimo la quantità di rabbia che sperimentiamo. La migliore fonte singola di consigli stoici per prevenire e affrontare la rabbia è il saggio di Seneca De Ira’. L’ira, spiega Seneca è:

“un momento di pazzia” perché anche la pazzia come la rabbia è “incapace di controllarsi incurante delle convenienze, insensibile ai rapporti sociali” [I,1] la rabbia ci porta a non usare la ragione né la riflessine, e i danni provocati dalla rabbia sono enormi, “Ed ora, se vuoi esaminare gli effetti ed i danni, nessuna calamità è costata più cara al genere umano.”  [I, 2]

La cosa che preoccupa Seneca, è che adottando la rabbia come strumento di motivazione (se mi arrabbio allora mi motivo a reagire) e che una volta attivata, non saremo in grado di disattivarla e nonostante i benefici iniziali, in media i danni che subiremo saranno di gran lunga superiori.

“La ragione” avverte Seneca “non chiederà mai l’aiuto di spericolati impulsi sfrenati sui quali non ha autorità.”  [I, 10]

Attenzione, non è che dobbiamo subire torti, insulti o danni recati ai nostri cari o amici fatti da altre persone in maniera impassibile. Quello che cerca di dirci Seneca e che se non ci arrabbiamo non perdiamo il controllo e probabilmente faremo un lavoro migliore nel punire o nel proteggere se possiamo evitare di arrabbiarci. Più in generale, quando qualcuno sbaglia, dice Seneca, dovrebbe essere corretto, la punizione non deve essere un espressione della nostra rabbia ma un avvertenza.

 “Si deve dunque correggere chi è in colpa, sia con gli ammonimenti, sia con la forza e, con modi ora blandi ora duri, renderlo migliore per se stesso, e per gli altri, senza rinunciare al castigo, ma senza ira: quale medico, infatti, s’adira con il paziente?” [I, 15]

Molto spesso ci troviamo di fronte a individui che quando sbagliano non sono capaci di cambiare il loro comportamento nonostante le nostre misurate e razionali suppliche. Quando si ha a che fare con questi tipi di individui superficiali, non ha nessun senso arrabbiarsi, perché molto probabilmente l’unica conclusione è che rovineremo solo la nostra giornata.

Prevenire la rabbia

Seneca ci da molti suggerimenti su come prevenire la rabbia. Dovremmo, dice, combattere la nostra tendenza a pensare al peggio sugli altri e la nostra tendenza di saltare a conclusioni sulle loro motivazioni. Dobbiamo tenere presente che solo perché le cose non vanno come vogliamo, non vuol dire che qualcuno ci abbia fatto un’ingiustizia. Ad esempio quando ci vengono riportate parole che possono irritarci, Seneca ci consiglia di far passare un po’ di tempo e non di farci trasportare dalla rabbia e andare a confrontare la persona in causa, “il tempo mette alla luce la verità” Seneca ci avverte che non bisogna adirarsi prima di aver formulato un giudizio e quindi dovremmo prima dibattere contro noi stessi sulla questione in  causa e tener sospesa l’ira:

 “una punizione può essere inflitta anche in ritardo, ma, una volta inflitta, non può esser revocata.” [II,22]

 In particolare, dice Seneca, dobbiamo ricordare che in alcuni casi la persona con cui siamo arrabbiati stava solo tentando di aiutarci; in questi casi, ciò che ci fa arrabbiare è il fatto che non ci ha aiutati ancora di più.

Per evitare di arrabbiarsi dice Seneca, dovremo anche tenere a mente che le cose che ci fanno arrabbiare in generale non ci fanno realmente male, sono in realtà cose fastidiose. Il problema è che una volta che siamo arrabbiati, la nostra rabbia inevitabilmente durerà più a lungo del danno che ci hanno fatto, e saremo solo degli sciocchi se lasciamo che la nostra serenità sia disturbata da cose da nulla. Seneca aggiunge che:

 “una volta che tu ti sia ben attizzato ed abbia via via trovato nuovi motivi di cruccio, l’ira se ne andrà da sé, perché il tempo le sottrarrà le forze: quanto sarebbe meglio, se essa fosse sconfitta da te, non da se stessa!” [III,27]

L’umorismo contro gli insulti

Una altra tecnica che ci raccomandano gli Stoici e che usiamo l’umorismo per deviare gli insulti, Seneca suggerisce che oltre ad essere un efficace risposta all’insulto, l’umorismo può essere utilizzato da noi per evitare di arrabbiarci. “Risate” afferma “e un sacco, è la giusta risposta a quelle cose che ci fanno uscire in lacrime “ L’idea e che scegliendo di pensare che delle cose cattive che accadono, per noi possono essere divertenti anziché oltraggiosi, un episodio che ci potrebbe far arrabbiare, può invece essere una fonte di divertimento. Ad esempio

 “Dicono che Socrate, colpito con un ceffone, non disse nulla più di questo: E’ spiacevole il fatto che gli uomini non sanno quando devono uscire con l’elmo.” [III, 33]

Mettiamo le cose nella giusta prospettiva

Marco Aurelio ci offre anche dei consigli per evitare le arrabbiature.  La sua raccomandazione è quella di contemplare l’impermanenza del mondo che intorno a noi. Se fate questo, ci dice, ci si potrà rendere conto che molte delle cose che crediamo siano importanti di fatto non lo sono, almeno non lo sono nel gran schema delle cose.  Marco Aurelio come esempio riflette sui tempi passati:

“Pensa, per esempio, ai tempi di Vespasiano, e vedrai le stesse cose: gente che si sposa, tira su i figli, si ammala, muore, combatte, festeggia, commercia, coltiva, adula, si chiude nel suo orgoglio, sospetta, trama, prega che qualcuno muoia, brontola per la situazione in cui si trova, fa l’amore, accumula tesori, ambisce al consolato, al trono. Ebbene: quella gente non esiste più, in nessun luogo. Passa poi ai tempi di Traiano: vedrai ancora le medesime cose, senza eccezione: anche quella generazione è morta. “[A sé stesso, IV, 32]

Da questo passaggio ne deduciamo che questo sarà anche il destino della nostra generazione: quello che sembra importante per noi adesso non sembrerà importante ai nostri nipoti. Quindi, quando sentiamo che ci stiamo per arrabbiare per qualcosa, dovremmo fare una pausa e prendere in considerazione l’importanza cosmica dell’accaduto. Fare questo, potrebbe soffocare la nostra rabbia sul nascere.

Nessuno è innocente

Supponiamo che ci accorgiamo che, nonostante i nostri tentativi per evitare che ci arrabbiamo, il comportamento di altre persone riesce ad irritarci. Ci aiuterà a superare la nostra rabbia dice Seneca, se ci ricordiamo che noi stessi e il nostro comportamento alcune volte fa arrabbiare altre persone.

“Ma quello mi ha già recato danno, ed io non gli ho ancora fatto nulla. Ma qualche altro, forse, lo hai già offeso o lo offenderai. Non giudicare questa ora o questo giorno: guarda il tuo comportamento abituale; anche se non hai fatto nulla di male, puoi ben farlo.” [III,26]

Siamo persone che a volte sbagliano che vivono tra persone che sbagliano, “Una cosa sola può renderci calmi, un patto di reciproca indulgenza.”

La gestione della rabbia

Seneca ci dà anche dei consigli sulla gestione della rabbia. Quando ci arrabbiamo dice Seneca, dovremo fare dei passi per invertire tutti gli indicatori di rabbia nei loro opposti:

 “il volto si distenda, la voce sia più bassa, il passo più lento; a poco a poco i tratti interni si conformano a quelli esterni.” La nostra rabbia in questo modo dice Seneca verrà dissipata.

“Combatti con te stesso se vuoi vincere l’ira, essa non può vincere te; e cominci a vincere se essa viene nascosta, se non le viene data una via d’uscita” [III, 13]

Come il dolore, la rabbia è un riflesso emotivo. C’è anche gente che sembra sempre arrabbiata e che si arrabbiano facilmente alla minima provocazione, rimanendo sempre arrabbiati e durante il loro tempo libero passano il tempo a rimuginare sugli eventi passati che li hanno fatti arrabbiare. Questo per gli stoici è tragico perché: “A che serve dichiarare la nostra ira, come fossimo nati per l’eternità, e sciupare una vita tanto breve?” [III, 42] e ancora aggiunge Seneca, una persona che è costantemente arrabbiata sarà anche un tormento per le persone che lo circondano, quindi:

 “Perché piuttosto non cogli i frutti di questa breve vita e non la rendi tranquilla sia per te sia per gli altri? Perché piuttosto non ti rendi amabile a tutti, mentre vivi, e degno di rimpianto quando sarai uscito dalla vita?” [III, 43]

L’idea di fondo è, perché dobbiamo passare il nostro tempo a provare sensazioni di dispiacere, rammarico e infelicità quando si ha il potere di provare gioia?

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Angelo Manassero